Dentale

Cibo e denti: quali sono i cibi che fanno bene ai denti?

Lo sapevi che alcuni alimenti possono influire sulla tua salute dentale? Sai quali sono i cibi che fanno bene ai denti? Non tutti gli alimenti che noi ingeriamo sono pericolosi per i nostri denti; c\’è ne sono alcuni infatti che possono avere effetti positivi sulla salute del nostro cavo orale. In questo articolo andiamo ad illustrare quali sono gli effetti positivi che, alcuni alimenti, hanno nei confronti dei nostri denti. Effetto del cibo sui denti Sappiamo che esistono alcuni alimenti, soprattutto quelli acidi e fortemente zuccherati, che sono in grado di rovinare la salute dei nostri denti. Questi alimenti attaccano lo smalto e, soprattutto se consumati frequentemente, possono alla lunga comportare alcuni danni ai nostri denti. Ci sono però alcuni cibi che, al contrario, fanno bene ai nostri denti. Stiamo parlando soprattutto di cibi quali latte, yogurt e prodotti caseari che, in virtù dell\’elevato quantitativo di calcio che questi possiedono, aiutano a rinforzare la tenuta dei nostri denti. Questi alimenti contengono un minerale, il calcio appunto, principale elemento del nostro smalto. Questo componente è essenziale per la salute dei nostri denti e, una carenza di questo minerale, può verificarsi una demineralizzazione del dente con conseguente aumento del rischio di sviluppare le carie. Il ruolo del calcio Il calcio è fondamentale per la nostra salute dentale: svolge infatti molteplici compiti quali quelli di rafforzare lo smalto e la struttura del dente, riducendo il rischio di sviluppare l\’insorgenza di possibili carie. Questo minerale quindi, oltre ad essere importante per avere ossa forti, risulta fondamentale per mantenere forti anche i nostri denti. Il calcio è presente in molti alimenti a noi conosciuti, specialmente quelli a base di latte. Troviamo buone quantità di calcio in: latte latticini yogurt prodotti lattiero-caseari quali, ad esempio, i formaggi Correlato al calcio, anche la caseina presenta un ruolo fondamentale per i nostri denti. Questa proteina, presente nei prodotti derivanti dal latte e nello yogurt, aiuta i nostri denti proteggendoli con una pellicola protettiva che protegge dal rischio di sviluppare la carie. Alimenti che fanno bene ai denti Ci sono alcune persone che, a causa per esempio di intolleranze al lattosio, potrebbero non poter consumare gli alimenti contenenti lattosio o derivati. Questa circostanza non impedisce, di fatto, a queste persone di consumare cibi che possano fare bene ai denti in quanto esistono altri alimenti che presentano delle proprietà favorevoli nei confronti della nostra salute orale. Il cacao amaro contiene, per esempio, alcuni componenti quali tannini e fosfati che hanno un potere anti demineralizzante nei confronti dello smalto dei denti. Anche il cioccolato fondente, di conseguenza, ha effetti positivi sulla salute dei nostri denti in quanto contiene alcuni antimicrobici naturali che aiutano a prevenire lo Streptoccocco mutans, principale responsabile dello sviluppo delle carie. Anche molta frutta e verdura può aiutare a mantenere in salute il proprio cavo orale. Verdure come le carote, i broccoli e i cetrioli e alcuni frutti come l\’ananas, le fragole o i mirtilli oltre a fare bene alla nostra salute consentono di mantenere sani e forti anche i nostri denti. Seguire una dieta equilibrata può aiutare la salute del nostro organismo e quella dei nostri denti. E\’ importante ricordare però che la salute dei nostri denti passa anche, e soprattutto, da una corretta igiene orale che rimane la prima condizione per poter prevenire il rischio e l\’insorgenza di carie. Vuoi prenotare la tua igiene orale? Prenota comodamente la tua igiene orale dal pulsante qui sotto oppure chiamaci al n. 0248013784. Puoi anche contattarci tramite email, all\’indirizzo info@centrodentisticounisalus.it oppure tramite la sezione contatti del nostro sito.

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Cervicalgia e Denti

Soffri spesso di Cervicalgia? Lo sapevi che questa può essere correlata anche allo stato di salute dei tuoi denti? La Cervicalgia è una condizione caratterizzata da un\’intensa algia al collo. Tra le sue possibili cause, alcune possono essere riconducibili allo stato di salute dei tuoi denti. In questo articolo vediamo cosa lega il dolore cervicale ai tuoi denti e quali sono le possibili soluzioni per alleviare questa problematica. Cervicalgia: cos\’è? Prima di parlare delle possibili cause, è importante fare una piccola panoramica su cosa si intende per Cervicalgia. Cominciamo con dire che la Cervicalgia non è una patologia, bensì un sintomo. Con questo termine  si intende infatti un dolore, localizzato prevalentemente nella parte posteriore del collo, che interessa il tratto cervicale della colonna vertebrale. Pur non rappresentando un sintomo particolarmente grave, questa condizione è in grado di causare notevoli disturbi alla persona che ne soffre impedendogli, talvolta e per brevi periodi, di svolgere le normali mansioni quotidiane. Interessa maggiormente la popolazione adulta e, generalmente, il sintomo scompare nel giro di qualche giorno. Può avere differenti cause. Tra queste troviamo stress, posture errate prolungate, forme di artrite, tensioni o contratture. Ma anche le problematiche dei tuoi denti possono essere causa della Cervicalgia. Cervicalgia e Denti Il cattivo stato di salute dei tuoi denti può essere causa di alcuni sintomi che interessano anche altre porzioni del corpo. Nel caso del dolore al collo, una delle cause può essere quella della malocclusione. Questa condizione si verifica quando i denti dell\’arcata inferiore non sono completamente allineati con quelli dell\’arcata superiore. Questo può comportare la comparsa di tensioni e fastidi a livello della mandibola. Il dolore, dalla zona mandibolare, può quindi irradiarsi fino alla parte posteriore della testa provocando la comparsa di Cervicalgia e dolore alla schiena. Anche il Bruxismo, condizione per la quale si digrignano i denti, può essere causa di dolore del tratto cervicale. Diagnosi Se si pensa di soffrire di malocclusione o di una problematica ai denti è consigliabile rivolgersi ad un dentista che provvederà ad effettuare una visita e ad indicare la terapia più adeguata alle condizioni del paziente. Quando si parla di problematiche ai denti, fondamentale risulta essere la prevenzione. E\’ importante quindi, al fine di evitare l\’insorgenza di condizioni dolorose per i nostri denti, sottoporsi frequentemente ad un\’igiene orale e ad una visita odontoiatrica al fine di mantenere sempre sotto controllo lo stato di salute dei tuoi denti. Vuoi prenotare una visita o un\’igiene dentale? Chiama il n.0248013784 oppure scrivi a info@centrodentisticounisalus.it. Puoi anche contattarci tramite la sezione contatti oppure prenotare attraverso il pulsante che trovi qui sotto. Prenota la tua igiene orale

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All on Six

Cosa significa All on Six? La tecnica All on Six è una tecnica odontoiatrica e protesica che consiste nel posizionare la protesi dentale su 6 impianti dentali. Questa tecnica è in grado di offrire, alle persone che subiscono una perdita parziale o totale dei denti, una protesi dentale fissa ad arcata completa. Mediante l\’utilizzo dell\’implantologia All on Six è infatti possibile ricostruire un\’intera arcata dentale con denti fissi. Questa tecnologia, chiamata anche Toronto Bridge, è caratterizzata dall\’applicazione di una protesi a 12-14 denti sorretta, appunto, da sei impianti dentali. Anche questa tecnica, come per l\’All on Four, può essere applicata ad entrambe le arcate. La procedura prevede l\’installazione in 24-48 ore della dentatura provvisoria, utilizzando la tecnica degli impianti a carico immediato. La dentatura viene poi sostituita, dopo un periodo di tre-sei mesi, da quella definitiva. Chi può fare All on Six? La tecnica All on 6 si identifica come di una tecnica di posizionamento di impianti dentali particolarmente indicata per quei pazienti edentuli o per coloro che stanno per perdere tutti i denti. E\’ inoltre consigliato per i pazienti con un\’arcata completa di denti mancanti. Il posizionamento degli impianti avviene sempre a seguito di una visita con un medico specialista, che illustrerà al paziente i vantaggi di questa tecnica e le indicazioni per una corretta gestione della protesi. Prenota la tua visita Vantaggi L\’implantologia All on Six presenta numerosi vantaggi quali: riduzione del numero di interventi buon recupero da parte del paziente, sia dal punto di vista masticatorio che fonetico riduzione del numero di infezioni perfetta riabilitazione estetica brevità dell\’intervento L\’intervento è minimamente invasivo e consente al paziente, dopo pochi giorni, di riprendere le normali abitudini quotidiane e l\’alimentazione abitudinaria. Meglio All on Four o All on Six? Non c\’è una risposta definitiva a questa domanda. Dipende molto dalle condizioni del paziente e dallo stato di salute del suo cavo orale. La scelta dipende comunque da quanto evidenziato in fase di visita e sulla base degli, eventuali, riscontri diagnostici individuati dal medico in fase di visita. Vuoi effettuare una prima visita o scoprire di più sulla tecnica All on Six? Chiama il n. 02 48013784 oppure scrivi a info@centrodentisticounisalus.it. Puoi contattarci anche tramite la sezione contatti del nostro sito.

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Chirurgia orale

Cosa si intende per chirurgia orale? La chirurgia orale dentale, o chirurgia odontoiatrica, è una branca della medicina dentale che si occupa della diagnosi e del trattamento dei problemi dentali che richiedono una procedura chirurgica. Questa specialità si concentra sulla cura degli aspetti della bocca, dei denti, dei tessuti molli e delle ossa del cranio e della mascella. La funzione della chirurgia dentale è quella di consentire il ripristino dell\’equilibrio orale, sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista funzionale. La chirurgia orale dentale può essere necessaria per trattare una vasta gamma di problemi tra cui: la rimozione dei denti del giudizio la correzione delle malocclusioni la riparazione di lesioni facciali la cura delle infezioni dentali Può essere utilizzata, inoltre, per risolvere problemi come la perdita ossea, la riduzione delle gengive, la rigenerazione ossea e la ricostruzione dei muscoli facciali. Quali sono gli interventi chirurgici odontoiatrici? Uno dei trattamenti più comuni in chirurgia orale dentale è la rimozione dei denti del giudizio. Questi denti sono, infatti, tra gli ultimi a spuntare nella bocca, formandosi generalmente tra i 17 e i 25 anni. Quando non c\’è abbastanza spazio nella bocca per questi denti, possono manifestarsi problemi come l\’infiammazione, il dolore e l\’infezione. La rimozione dei denti del giudizio è spesso effettuata in anestesia locale e il paziente può tornare alla sua routine quotidiana in pochi giorni. L\’anestesia permette al chirurgo odontoiatrico di effettuare il trattamento in sicurezza; l\’anestesia non ha inoltre particolare controindicazioni per il paziente. In generale, l\’intervento di chirurgia orale più comune e diffuso è quello dell\’estrazione del dente. Sono molteplici le cause che possono determinare la necessità di estrazione del dente, tra queste troviamo: dente cariato dente fratturato, per esempio a seguito di un trauma malattia parodontale dente infetto Un altro trattamento comune in chirurgia orale dentale è la correzione delle malocclusioni. Questi problemi si verificano quando i denti non si allineano correttamente, causando difficoltà nel masticare, parlare e respirare. La correzione delle malocclusioni può essere effettuata attraverso la chirurgia ortognatica, che prevede la riposizionamento chirurgico delle ossa mascellari. La chirurgia orale dentale comprende anche la cura delle lesioni facciali. Questi problemi possono variare da ferite minori alla bocca e al viso a gravi lesioni del cranio. I chirurghi orali sono in grado di riparare lesioni in modo estetico e funzionale, ripristinando la funzione dei muscoli facciali e migliorando la qualità della vita. In caso di infezione dentale, la chirurgia orale dentale può risolvere il problema rimuovendo il tessuto infetto. Questo intervento può prevenire ulteriori infezioni e ridurre il rischio di complicazioni dentali a lungo termine. Quando fare intervento di chirurgia orale? L\’intervento di chirurgia orale viene indicato dallo specialista a seguito di un approfondito esame delle condizioni del paziente. L\’odontoiatra, dopo aver valutato lo stato di salute del paziente, la storia anamnestica e lo stato generale del cavo orale, indicherà la terapia più appropiata per risolvere la problematica del paziente.  Potrà inoltre sottoporre il paziente ad alcuni esami radiologici all\’arcata dentale, al fine di ottenere una migliore diagnosi ed impostare le possibili terapie. Chi può fare chirurgia orale? La chirurgia orale dentale richiede una formazione specializzata da parte dei chirurghi orali. Questi professionisti devono avere una conoscenza approfondita dell\’anatomia e della fisiologia della bocca e del viso, nonché una buona conoscenza delle tecniche chirurgiche. Inoltre, devono essere in grado di utilizzare gli strumenti e le attrezzature chirurgiche in modo efficace e sicuro. In sintesi, la chirurgia orale dentale è una branca della medicina dentale che si occupa della diagnosi e del trattamento dei problemi dentali che richiedono una procedura chirurgica. Questo tipo di chirurgia può essere necessario per una vasta gamma di problemi dentali, tra cui la rimozione dei denti del giudizio, la correzione delle malocclusioni e la cura delle lesioni facciali. Grazie alla formazione specializzata dei chirurghi orali, la chirurgia orale dentale può essere effettuata in modo sicuro ed efficace, migliorando la qualità della vita dei pazienti. Hai letto l\’articolo e vorresti prenotare una visita con i nostri specialisti? Per effettuare una visita con i Medici Esperti del Centro Dentistico Unisalus chiama il n. 02.48.013.784 oppure scrivi alla mail info@centrodentisticounisalus.it o sul form della sezione contatti del nostro sito.

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All on Four

Cosa vuol dire All on Four? Per All on Four si intende un protocollo chirurgico e protesico che permette di finalizzare una protesi che viene fissata su quattro impianti. Parliamo di All on Four perché questa tecnica prevede che la protesi finale venga ancorata su quattro impianti. Questa tecnica viene proposta spesso al paziente, perché mettendo quattro impianti si ha la possibilità di realizzare una protesi molto performante. Diciamo che quattro è la discriminante tra una protesi che assomiglia più a una dentiera; viceversa dai quattro in poi è già una protesi più performante, più estetica e che garantisce una funzione masticatoria ottimale e anche una durata ottimale. Come funziona All on Four? Inizialmente si effettua una valutazione del paziente. Si valuta quindi lo stato di salute del paziente, la valutazione delle radiografie, specialmente una TAC che fornisce un\’immagine in tre dimensioni dell\’osso. In funzione di questi esami si valuta se il paziente è il candidato ideale a questo tipo di protesi. A quel punto se l\’osso lo consente, ovvero se la quantità e la qualità di osso lo permettono, c\’è prima una fase chirurgica dove verranno inseriti quattro impianti nell\’osso mascellare o nell\’osso mandibolare. Dopodiché c\’è una fase protesica definitiva, caratterizzata da finalizzazione e confezionamento di una protesi definitiva. Circa invece la protesi provvisoria, se l\’osso del paziente lo consente, è possibile realizzare già una protesi provvisoria fissa ancorata sugli impianti, già il giorno stesso della chirurgia. Questa procedura si chiama carico immediato e si può fare anche quando si mettono anche meno impianti. Questo significa che non è una discriminante il fatto che si mettano quattro impianti per poter fare una protesi a carico immediato, poiché la vera discriminante è il tipo di osso. Quindi, quando il protocollo lo permette, questo prevede l\’inserimento di impianti, la consegna di una protesi provvisoria immediata, cioè entro le 48 ore massimo, e la successiva sostituzione della protesi provvisoria con quella definitiva. Quali materiali vengono utilizzati? I materiali utilizzati per impianti All on Four sono i classici impianti in titanio per quanto riguarda la fase chirurgica. Per quanto riguarda invece la parte protesica occorre distinguere tra la parte provvisoria e la parte definitiva. Nella parte provvisoria, il materiale è per forza di materiale morbido, in quanto gli impianti sono stati appena posizionati, quindi sono ancora in guarigione. Tali impianti non si possono infatti caricare e stressare in modo eccessivo. Di conseguenza la protesi è una protesi in resina, comunque performante e funzionale, perché le resine che si utilizzano ad oggi sono stampate con stampante che lavorano in tre dimensioni. Ciò permette di ottenere delle resine molto performanti, senza nessun metallo o zirconio presente al suo interno. Per quanto riguarda invece la seconda fase, la protesi definitiva, viene consegnata al paziente a guarigione, di conseguenza circa quattro o cinque mesi dopo l\’inserimento degli impianti della protesi provvisoria. I materiali in questo caso sono, per quanto riguarda la dentatura, sempre resine o resine composite, soltanto che hanno un rinforzo in titanio all\’interno. Questo garantisce la stabilità e la durata del manufatto nel tempo. Quindi si avranno: inizialmente, una parte provvisoria di sola resina perché non bisogna stressare gli impianti secondariamente, una protesi definitiva rinforzata con barre in titanio, che permettono la durezza e la durata della protesi negli anni. Quanto dura un impianto All on Four? Un lavoro ben fatto, ben studiato anche su quattro impianti, deve garantire una durata di almeno 15 anni. Tendenzialmente la durata di un impianto All on Four ben fatto è di 15-20 anni. La durata dell\’impianto dentale All-on-4 è garantita soprattutto dall\’Igiene che la persona fa casa e dai controlli periodici che devono essere effettuati in studio. Questo consente allo specialista di verificare e controllare  se ci sono zone particolari di accumulo di placca, di difficile detersione, permettendogli nel caso di intervenire per garantire l\’Igiene intorno agli impianti. Quindi, riassumendo, la durata di un impianto All on Four dipende da due fattori: il primo è che il lavoro deve essere ben progettato il secondo fattore è rappresentato dall\’Igiene, quindi raccomandare al paziente di pulire le protesi e di sottoporsi a controlli periodici, in modo da fare un\’Igiene più approfondita e professionale possibile. Dopo aver letto l\’articolo vorresti prenotare una visita con i nostri Specialisti? Per effettuare una visita con Medici Esperti del Centro Dentistico Unisalus, chiama il numero 02.48.013.784 oppure scrivici alla mail info@centrodentisticounisalus.it o sul form nella sezione contatti del nostro sito.

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A cosa serve il collutorio?

Sappiamo tutti, o quasi, cos\’è il collutorio, come si presenta e come si utilizza. Ma siamo sicuri di utilizzarlo nella maniera corretta? E di sapere, nello specifico a cosa serve il collutorio? Di tipologie di collutorio ce ne sono molte, che sono più o meno specifiche per determinate condizioni o patologie. Inoltre, questo prodotto può essere una strategia di prevenzione per il mantenimento di una buona salute orale, se si configura però come affiancamento ad una corretta igiene orale. In generale, il suo utilizzo non comporta particolari danni. Ci sono però dei casi in cui, la scelta non ponderata di un collutorio, può amplificare alcune problematiche preesistenti. Ecco perché è importante sapere come funziona e a cosa serve il collutorio e in base a cosa possiamo effettuare la nostra scelta, se decidiamo di introdurre questo prodotto nella nostra routine di igiene orale.  Cos\’è e a cosa serve il collutorio? Il collutorio è un prodotto utilizzato per il risciacquo orale. Quindi di denti, gengive, lingua. E in generale dell\’interno della bocca. La maggior parte delle volte, il collutorio contiene degli antisettici, che hanno lo scopo di uccidere i batteri \”cattivi\”, quelli nocivi per la nostra salute orale, che si depositano sulla lingua o tra i denti. I motivi per cui possiamo utilizzare il collutorio sono tantissimi: prevenzione di patologie, problematiche specifiche, alito cattivo, estetica. È importante specificare che, questo prodotto, non può essere utilizzato in sostituzione di una corretta igiene orale, che implica lavarsi i denti almeno due volte al giorno (dopo i pasti) e utilizzare in maniera corretta il filo interdentale. Si tratta però di un forte alleato alle pratiche di igiene orale. In particolare, se contiene la formulazione giusta e adatta alla situazione della nostra bocca e alle nostre necessità. Ecco perché, il momento migliore per utilizzarlo è proprio dopo aver lavato i denti e praticato l\’igiene orale. Un aspetto spesso sottovalutato, a cui vogliamo rivolgere l\’attenzione, riguarda la presenza di alcol in alcuni collutori, che può essere il 18% o il 26% del liquido. Ciò implica che il collutorio non va assolutamente ingerito.  Tipi di collutorio Come anticipato, il collutorio può essere utilizzato in moltissimi casi. Di conseguenza, ne esistono moltissimi tipi che contengono sostanze più o meno specifiche per agire in modo efficace in situazioni differenti. Una prima distinzione importante da fare è quella tra collutori che, in base allo scopo, possono essere: Estetico o cosmetico. Si tratta di un prodotto da banco, che migliora l\’alito e lascia in bocca un sapore gradevole, ma non combatte problematiche specifiche come placca e tartaro, gengiviti o carie. Aiuta però ad eliminare i residui di cibo che potrebbero non essere stati tolti dallo spazzolamento dei denti e dall\’utilizzo del filo interdentale. Terapeutico. Queste tipologie di collutori hanno diversi benifici. Si tratta di principi attivi che possono aiutare ad affrontare o prevenire patologie orali fastidiose o dolorose. Tra queste abbiamo le carie, le malattie gengivali, l\’alitosi o la secchezza delle fauci, ad esempio. Ciò avviene perché questi prodotti presentano una formulazione con principi attivi specifici. In alcuni casi, hanno anche capacità di sbiancamento dei denti. È importante specificare che alcuni collutori terapeutici sono prodotti da banco, altri invece necessitano di prescrizione medica. I collutori, a fini estetici o terapeutici, possono essere quindi di diversi tipi. Ad esempio, per la protezione dai batteri, la riduzione della placca o la gengivite, puoi selezionare dei prodotti che contengano fluoro, cloruro di cetilpiridinio (CPC, ingrediente che combatte i germi, seppur a volte sgradevole al gusto) o clorexidina nella loro formulazione. Altri ingredienti che possono essere contenuti nei collutori sono ad esempio lo iodio povidone o alcuni oli essenzali, sempre per problematiche come placca o gengivite. Ovviamente, se soffri di patologie specifiche, dovresti rivolgerti al tuo dentista di fiducia per trattare le condizioni alla base. Il collutorio può aiutarci, ma non si sostituisce ad una cura. Tranne nel caso di formulazioni specifiche che devono però essere prescritte dal proprio dentista. In generale, l\’utilizzo del collutorio non comporta particolari rischi. Ma, anche senza una patologia dentale o orale specifica, se non sei sicuro della tua scelta, contatta il tuo dentista e chiedi la sua opinione in merito. Come si utilizza il collutorio Per quanto sembri un\’operazione banale, c\’è un modo corretto di utilizzare il collutorio. Dovresti sempre seguire le istruzioni specificate sulla confezione del collutorio che acquisti. In generale però, possiamo darti le linee guida che riguardano la maggior parte dei collutori in commercio: Lava i denti prima di utilizzarlo. Il collutorio non si sostituisce ad una corretta igiene orale, quindi dovrebbe essere usato dopo lo spazzolino e il filo interdentale. In particolare, se utilizzi un dentifricio al fluoro (utile per remineralizzare i denti), fai passare un po\’ di tempo prima di usare il collutorio. Quest\’ultimo potrebbe lavare via il fluoro rimasto in bocca dopo lo spazzolamento. Utilizza la dose corretta. Solitamente, il tappo del collutorio funge anche da misurino. In generale, la quantità corretta va dai tre ai cinque cucchiaini di prodotto per volta. Fai un risciacquo profondo. Ti consigliamo, durante il risciacquo, di fare dei gargarismi per 30 secondo, in modo da pulire a fondo la bocca. Non ingoiare il collutorio, sputalo. Non è consigliato sciacquare la bocca dopo l\’utilizzo del collutorio. Per non perdere i suoi effetti benefici. Altre informazioni da tenere a mente sono: Se necessario, diluisci il prodotto. Assicurati di leggere l\’etichetta del prodotto che scegli. Ogni prodotto ha una concentrazione specifica dei suoi principi attivi e ingredienti. Se il collutorio non richiede il di essere diluito, farlo potrebbe diminuire l\’efficacia dei principi attivi che contiene. Calcola le tempistiche. È importante che il collutorio venga tenuto in bocca per la giusta quantità di tempo, che va da 30 secondi ad un minuto circa. Se il tuo risciacquo dura meno di trenta seconda, potresti non ottenere i benefici massimi. Come funziona il collutorio? Come abbiamo detto, il collutorio uccide i batteri e i germi nocivi, grazie agli ingredienti atisettici: il mentolo, l\’alcol, l\’eucalipto. Andando ad agire anche nei posti più ostili da raggiungere, come la

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Radiografia endorale

La radiografia endorale è una procedura diagnostica che permette, tramite radiazioni ionizzate controllate, di avere un\’immagine nitida di uno o più denti (di solito un massimo di tre). Si tratta di una procedura comune, rapida e indolore, che è però utile nella diagnosi di diverse patologie dentali, come la carie, o nel monitoraggio di alcune procedure dentistiche comuni. La radiografia endorale può essere effettuata con modalità differenti, tra queste, quella periapicale è la più comune e utilizzata. Vediamo quindi insieme per la radiografia endorale cosa significa, come eseguire una radiografia endorale e a cosa serve. Radiografia endorale cos\’è La radiografia endorale è un esame diagnostico odontoiatrico utilizzato per ottenere un\’immagine dei denti, solitamente non più di tre, sfruttando l\’emissione delle cosiddette radiazioni ionizzanti. Questo esame permette di evidenziare l\’anatomia del dente, dalla corona, alla radice, all\’osso, nel caso si sospetti una patologia che riguarda una specifica zona orale. È possibile infatti osservare i tessuti duri (le ossa, ad esempio) in maniera molto semplice, chiara e limpida. Durante la procedura viene utilizzata una lastra, che prende il nome di lastrina endorale, che viene posizionata nella bocca del paziente ed emette questi raggi. Grazie alle tecnologie di ultima generazione, è garantito un risultato ottimale con il minimo numero di radiazioni.  La radiografia endorale è una delle modalità di imaging più utilizzate dai dentisti, grazie all\’alta risoluzione che permette una visione chiara sia dei denti che delle eventuali patologie, dentali e ossee, presenti. Fornendo, tramite un\’attenta e meticolosa calibrazione, diagnostiche che risultano essenziali anche per la creazioni di impianti dentali. È anche utilizzata per controllare l\’esito di terapie canalari. In quanto esame mirato, la radiografia endorale ha il vantaggio di visualizzare la zona con una angolazione adatta e precisa. Ciò permette una diagnosi migliore. Le radiografie endorali sono importanti perché forniscono al dentista informazioni importanti in tutte le fasi: Diagnosi Trattamento Monitoraggio in seguito al trattamento A cosa serve la radiografia endorale Ora che abbiamo visto cosa significa radiografia endorale, vediamo a cosa serve e perché viene scelta come esame diagnostico. Abbiamo visto che tramite essa il dentista può recuperare delle informazioni specifiche che riguardano una zona circoscritta, come uno o due, massimo tre denti. In merito a tutte le parti che li compongono. L\’RX endorale viene prescritto in diverse occasioni, ad esempio per verificare la presenza di: Carie Granuloma dentale Ascesso dentale Fratture dentarie Malattie parodontali (come la parodontite) Cisti Denti inclusi Anomalie di vario genere nell\’arcata dentale Inoltre, può essere utilizzata durante una delle seguenti procedure: Devitalizzazione del dente Terapia canalare Terapia parodontale Per controllare stato di impianti, ponti o corone dentali Tipologie di radiografie endorali Esistono diverse tipologie di radiografie endorali. La radiografia endorale periapicale, bitewing e infine occlusale. Vediamole insieme: Periapicale. mostra il dente nella sua intera lunghezza, dalla corona alla radice. È consigliata per valutare la presenza di granulomi o ascessi dentali. Bite-wing. Viene utilizzata per un\’analisi delle superfici interprossimali del dente e ci permette di vedere dettagliatamente le corone dentali e alcuni tessuti circostanti dei denti. È indicata per scovare la presenza di carie e valutare i livelli ossei alveolari. Occlusale. Comprende più denti, consente di ottenere l\’immagine di circa 3/4 dell\’arcata dentale Radiografia endorale come si fa Prima di una radiografia endorale, non c\’è bisogno di nessuna preparazione particolare. Si tratta di un esame tendenzialmente veloce e indolore, che dura all\’incirca una decina di minuti. Il paziente deve essere seduto in posizione eretta e l\’esame avviene su una normale poltrona dentistica. Al dentista o all\’operatore sanitario è richiesto di indossare i guanti e sottostare a tutte le regole d\’igiene previste dal sistema sanitario. Per acquisire le immagini si possono scegliere recettori digitali o a pellicola. A scopo igienico, i primi devono essere avvolti in buste di plastica monouso apposite prima del posizionamento, mentre i secondi sono già inseriti in unità sterili preconfezionati. La dimensione del recettore scelto varia principalmente in base alla posizione dei denti che si stanno valutando e ad altri fattori (ad esempio se si parla di pazienti pediatrici). Durante l\’esame, il paziente non deve avere addosso oggetti metallici, perché potrebbero interferire con la qualità delle immagine. Inoltre, egli viene dotato di un particolare grembiule piombato, che funge da schermo e riduce quindi l\’assorbimento delle radiazioni. Per lo stesso motivo, deve indossare anche un \”collare\” apposito, utile per proteggere la tiroide, organo molto sensibile alle radiazioni. Anche se, come abbiamo specificato, il numero di queste è ormai molto ridotto. La procedura Quando il paziente è \”vestito\” in modo adeguato, viene sistemata all\’interno della sua bocca la lastrina endorale (da cui prende il nome la radiografia endorale). Questa viene sorretta da un supporto, solitamente in plastica, che il paziente deve mordere, affinché la lastrina rimanga in posizione e non si muova. L\’apparecchio endorale per la radiografia è solitamente poggiato sulla guancia del paziente. Questo emette le radiazioni ionizzate, in direzione della lastrina. È importante che il recettore (la lastrina) sia sempre posizionato con il suo lato attivo verso la sorgente delle radiazioni ionizzate. Una volta che il paziente è in posizione e il recettore è immobile, l\’operatore si posiziona dietro la classica barriera di sicurezza. Avviene quindi la \”scansione\”. Le immagini appaiono direttamente sul computer. Queste possono essere poi avvicinate le une alle altre per dare una visione d\’insieme dei denti interessati. Il numero di immagini varia, ma si può arrivare anche a 21 radiogrammi. Essendo computerizzate, le immagini possono essere ingrandite in modo da identificare con ancora più precisione la problematica che si sta cercando di individuare. I ricettori digitali (quindi nel caso di radiografia endorale digitale) sono ora preferiti a quelli analogici, sia per la qualità delle immagini che restituiscono che per i tempi di esposizione alle radiazioni. Radiografia endorale periapicale La tipologia di radiografia endorale più utilizzata è sicuramente quella periapicale. Quali elementi prende in esame l RX endorale periapicale? Come anticipato, questa fornisce l\’immagine dell\’intero dente (dalla radice alla corona) e a volte dei denti adiacenti, dell\’osso circostante e delle strutture anatomiche presenti nelle circostanze. Le RX periapicali danno quindi importantissime informazioni diagnostiche.

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Gengivite bambini

La gengivite bambini è una patologia che può compromettere la salute dentale nell\’età adulta. Oltre agli adulti, infatti, anche bambini e adolescenti possono incorrere in varie infezioni o infiammazioni gengivali. Anzi, ne sono spesso molto più colpiti. In particolare dalla problematica della gengivite. Questa possibilità aumenta in quei bambini che presentano alcune malattie sistemiche, di cui la gengivite può essere un campanello d\’allarme. Al giorno d\’oggi, la consapevolezza in merito alle infezioni gengivali e alla cura dell\’igiene orale è sicuramente più sviluppata che in passato. Ma per quanto riguarda i bambini, c\’è ancora molta disinformazione e poca attenzione.  In generale, la prevenzione orale nei bambini è molto sottovalutata. Ciò non permette lo sviluppo di una consapevolezza in merito all\’igiene orale. Secondo alcuni dati, la prevalenza della gengivite aumenta di molto durante l\’adolescenza. Una diagnosi precoce di gengivite è però molto importante, anche in vista di prevenzione di problematiche future. Ecco perché è fondamentale parlarne e comprendere i danni che la gengivite, nei bambini piccoli e negli adolescenti, può causare, le strategie di prevenzione e i trattamenti migliori tramite cui curarla. Cos\’è la gengivite nei bambini Iniziamo col dire che esistono delle differenze strutturali nelle gengive e nei denti, tra adulti e bambini. Ad esempio, le gengive dei bambini sono molto meno larghe rispetto a quelle degli adulti. Inoltre, i punti i cui i denti decidui entrano in contatto sono più ampi rispetto a quelli della dentatura permanente e adulta. Ciò lascia più spazio alla proliferazione batterica e di conseguenza allo sviluppo di patologie e problematiche dentali e gengivali. Gengive gonfie nei bambini in un certo periodo di vita possono essere normali. Ad esempio nel periodo di transizione tra denti decidui, da latte, e quelli permanenti. Periodo che prende il nome di dentizione. Ma ci sono alcuni casi in cui gengive rosse nei bambini, insieme ad una determinata sintomatologia, sono in realtà il risultato di problematiche gengivali. La gengivite, o malattia gengivale, è un\’irritazione e infiammazione del tessuto gengivale che circonda i denti, data principalmente dalla placca, sostanza appiccicosa che si attacca ai denti e al tessuto gengivale e permette la proliferazione batterica. Come si crea l\’infiammazione gengivale Se la placca dentale non viene rimossa tramite corretto spazzolamento, si trasforma in tartaro. Quest\’ultimo raccoglie ancora più batteri e ciò causa il disturbo della gengivite. Solitamente questa problematica si presenta con una sintomatologia lieve. Ma se non curata, si configura come il primo stadio di malattie parodontali che possono essere anche molto gravi e comportare perdita dei denti o addirittura perdita ossea. Spesso, questa ed altre infiammazioni gengivali vengono trascurate col pensiero che, riguardando i denti da latte, scompariranno da sole col ricambio del dente. In realtà è importante ripetere che, se non trattate, queste patologie non migliorano. Anzi, possono rendere più difficoltosa la dentizione e dare luogo alle patologie serie di cui abbiamo parlato. Fortunatamente, se si presta la giusta attenzione alla tematica, prevenire e curare la gengivite bambini può essere semplice e ridurre la possibilità di incorrere in patologie in età adulta. Infiammazione gengivale bambini: ascesso gengivale Oltre alla gengivite, un\’altra patologia di origine batterica ancor più grave, che si manifesta spesso nei bambini, è il cosiddetto ascesso gengivale, che fa parte della più ampia categoria di ascesso dentale. Si tratta di una problematica che si manifesta con gonfiore e arrossamento delle gengive. A volte presenta anche pus e febbre. L\’ascesso è causato da infezioni o traumi alle gengive, ma può essere dato anche da una scorretta gestione della carie. In questo caso, i rimedi naturali o casalinghi non sono utili a curare l\’infiammazione. È necessario rivolgersi immediatamente al dentista per bambini se si nota questo tipo di sintomatologia. Questo solitamente prescriverà una cura antibiotica, spesso accompagnata da antidolorifici per diminuire il dolore. Se la situazione è molto grave, potrà scegliere di effettuare una piccola incisione sulla gengiva per far uscire il pus accumulato. Gengivite bambini 1 anno Nonostante queste problematiche siano da tenere particolarmente sotto controllo, nel caso in cui il nostro bambino, intorno all\’anno di età, presenti delle gengive gonfie, non è sempre necessario allarmarsi.  Questo infatti può essere sintomo del normale processo di dentizione di cui abbiamo parlato, da non confondere con la gengivite. Si tratta di una sorta di \”infiammazione naturale\”, giustificata dal processo di crescita. I genitori però dovrebbero essere in grado di riconoscere il resto della sintomatologia, come febbre, irritazioni sulla bocca o abbondante salivazione. Nel neonato, il gonfiore gengivale può apparire intorno ai quattro mesi o all\’anno e i denti decidui tendono a scomparire intorno ai sei anni. Sapere che il gonfiore può essere sinonimo di dentizione è importante per i genitori, per escludere la necessità di intervenire rispetto a problematiche più importanti. Non sempre però è semplice capire cosa sia normale e cosa invece sia la manifestazione di una patologia. Ecco perché essere seguiti da un dentista pediatrico a cui rivolgersi in caso di dubbio è sempre la scelta migliore. Gengivite bambini sintomi Quando le gengive sono sane si presentano di colore rosa e non sanguinano. Se ti stai chiedendo che sintomi da la gengivite nei bambini, la risposta è che la manifestazione della problematica è pressoché identica ad una gengivite che colpisce gli adulti. Vediamo insieme alcuni sintomi che ci permettono di riconoscere problematiche rispetto alle gengive bambini: Sanguinamento. Si tratta del segno più comune. Si verifica più spesso quando il bambino si sta lavando i denti o passa il filo interdentale. Gengive rosse e gonfie. Dovute all\’edema e all\’infiammazione in corso. Alitosi. La placca infatti contiene dei batteri che risultano maleodoranti. Dolore. Che può riguardare sia le gengive che i denti Sensibilità dentale. Ad esempio ai cibi freddi o caldi. Tasche gengivali. Piccoli spazi che si formano tra i denti e le gengive. Sintomi meno comuni possono essere la febbre, gonfiore del viso o la recessione gengivale, fenomeno in cui le gengive iniziano man mano a ritirarsi e a lasciare scoperta una porzione sempre maggiore del dente. Se questi sintomi si presentano, in combinazione o tutti insieme, si tratta

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Curettage gengivale

Il curettage gengivale è un trattamento utilizzato per effettuare una pulizia profonda denti. Viene proposto in caso di malattie come la parodontite o la gengivite e non solo. La tipologia di curettage scelta dipende principalmente dalla condizione di partenza del paziente. Ma il trattamento può essere scelto anche a scopo preventivo. Vediamo insieme di cosa si tratta, come funziona e a cosa serve questo trattamento dentistico di routine.  Cos\’è il curettage gengivale? Il curettage gengivale, o curettage dentale, è una pratica tendenzialmente di routine. Viene utilizzata in odontoiatria per la pulizia tasche gengivali. Sia in ottica di cura che di prevenzione di disturbi dentali. Nello specifico,  per la rimozione del tartaro e della placca batterica che si accumula delle \”tasche gengivali\”, i cui disturbi sono conseguenza della parodontite o della gengivite, patologia che può manifestarsi anche nei bambini (gengivite bambini) Quindi per rispondere alla domanda \”Curettage gengivale quando farlo?\”, diciamo che quando le tasche sono più profonde di 5mm, si ricorre alla chirurgia o all\’intervento parodontale. Altrimenti, se la situazione è meno grave, la tecnica utilizzata è proprio quella del curettage gengivale. La scelta dell\’uno o dell\’altro avviene quindi tramite sonda in grado di vedere la profondità della borsa parodontale. In cosa consiste il curettage? Nella pratica, la tecnica di curettage è una pulizia denti profonda. La placca e il tartaro vengono rimossi sia dalla parte sopra che quella sotto, tramite pulizia sottogengivale. Viene effettuata tramite uno strumento apposito, che prende il nome di curette. Si tratta di uno strumento manuale, una sorta di penna che presenta un gancio sulla sua estremità. Questo strumento è in grado di raschiare la parete gengivale, eliminando i tessuti molli della tasca. In questo modo si è in grado di ripulire anche la radice del dente che può essere esposta. A volte, insieme alla curette, il dentista esperto può scegliere di utilizzare degli strumenti che funzionano ad ultrasuoni o a laser (in questo caso si parla di curettage gengivale laser). Questi supportano la disgregazione del tartaro, permettendo quindi risultati migliori. La pratica avviene sotto anestesia. Dopo la procedura, la zona viene disinfettata con un liquido apposito. Il risultato è  una superficie dentale più liscia e libera da impurità. Nel giro di pochi giorni, la gengiva si gonfia, eliminando la tasca e tornando quindi ad aderire al dente. Tipologie di curettage gengivale Esistono due tipi di curettage che il dentista può scegliere. Distinguiamo infatti tra: Curettage gengivale per quadrante a cielo chiuso. Si tratta di un procedimento meccanico e quasi indolore. La superficie della radice dentale viene liberata da placca e altri depositi, poi levigata. Curettage a cielo aperto. Si parla in questo caso di un piccolo intervento chirurgico. La gengiva viene scollata dall\’osso e poi fissata nuovamente con punti di sutura, dopo la rimozione di tartaro e placca. Il primo può essere scelto quando la tasca è al di sotto dei 3,5mm, mentre il secondo quando è tra i 3,5 e i 5mm. Curettage gengivale a cosa serve e perché farlo? Placca e tartaro sono il risultato di: Residui alimentari Batteri Scarsa igiene orale Il curettage dentale è importante per evitare diversi disturbi anche gravi. Ad esempio: Infezioni e infiammazione Recessione gengivale Perdita del sostegno osseo, nei casi più gravi È quindi importante sottoporsi a questa pratica appena si notano i sintomi di infiammazioni gengivali (come gengive rosse, gonfie o perdite di sangue), onde evitare peggioramenti. Tra queste, come abbiamo anticipato, le più note sono: Gengivite. Infiammazione delle gengive che crea fastidio in aree specifiche e può portare a recessione, causata spesso da scarsa igiene orale. Parodontite. Livello avanzato di gengivite in cui i batteri riescono ad entrare nelle tasche che circondano il dente, portando a conseguenze gravi anche alle strutture ossee. In questo caso il curettage deve essere scelto immediatamente in ottica di cura. Spesso questa tecnica è anche utilizzata come pratica di supporto alle sedute di detartasi, la cosiddetta igiene orale professionale o allo sbiancamento dentale per risolvere anche il problema estetico. Ogni quanto sottoporsi al trattamento di pulizia gengivale? Gli specialisti consigliano di ricorrere al curettage almeno due volte l\’anno. Ciò è da effettuare anche in ottica di prevenzione e per migliorare la sensibilità gengivale. Ogni caso è comunque a sé. Sarà il tuo dentista a dirti ogni quanto dovresti sottoporti a questa pratica, in base alla condizione delle tue gengive, al tuo stile di vita (alimentazione o fumo di sigaretta, ad esempio) e ad altri fattori, in modo da ottimizzare i risultati e garantire la tua salute dentale. Curettage gengivale fa male? Nonostante ciò che si pensa, spesso il curettage denti fa male. In particolare nel curettage gengivale a cielo aperto, la pulizia delle tasche gengivali \”deve\” essere dolorosa, in quanto profonda, sotto al solco della gengiva. Se non è così, spesso è perché questa pulizia non avviene a fondo e non viene rimosso correttamente tutto il tartaro. In questo modo, non si riesce a tenere sotto controllo la parodontite, la gengivite o gli altri disturbi per cui ci si sottopone al trattamento. A causa del dolore che provoca, però, questa pulizia delle gengive viene effettuata in anestesia locale. Quindi nel concreto, il paziente, non avverte del dolore nella fase di intervento. Molto spesso, prova del fastidio nel periodo post-anestesia. Questo fastidio può durare per qualche giorno. Insieme ad esso, però, può notare anche: Maggiore stabilità dei denti Miglioramento del senso del gusto Buona salute delle gengive Curettage gengivale rischi Nei giorni successivi al trattamento, il fastidio di cui abbiamo parlato, può essere accompagnato anche da maggiore sensibilità dentale, dopo lo sgonfiamento gengivale. Se si parla di Curettage a cielo aperto inoltre, ci si riferisce, come abbiamo visto, ad un vero e proprio intervento, in cui vengono effettuate incisioni tramite bisturi. In questo caso, i rischi sono quelli di un vero e proprio intervento chirurgico, per quanto piccolo sia. Levigatura radicolare e curettage gengivale. La levigatura deve essere proporzionata alla problematica. Se eccessiva infatti, può indebolire i denti, danneggiando lo smalto. Ovviamente anche il ruolo del paziente è fondamentale. Ci sono

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Disodontiasi

La disodontiasi è una problematica che colpisce principalmente i cosiddetti “denti del giudizio”.  Questa condizione può essere molto dolorosa e comportare una serie di complicanze collegate anche all’impossibilità di praticare una buona igiene orale. Esistono diversi trattamenti per risolvere il problema, questi dipendono da diversi fattori e dalla situazione specifica. Vanno quindi studiati insieme al proprio Medico Dentista. Ma prima di parlarne, è necessario rispondere ad una domanda: disodontiasi cosa vuol dire? Disodontiasi cosa significa Con il termine disodontiasi mesiale si intende un disturbo dovuto alla difficoltà di fuoriuscita (eruzione) dei denti. Questa difficoltà è data principalmente dalla mancanza di spazio dell’arcata dentale o dall’orientamento scorretto del dente.  Ciò può comportare una serie di condizioni: Inclusione. Quando non avviene l’eruzione del dente Malposizionamento. Quando il dente fuoriesce in posizioni scorrette La disodontiasi è associata ad un continuo dolore della zona. I tessuti che si trovano attorno ai denti, infatti, si infiammano causando disagio. Questa problematica può colpire sia adulti che bambini. Pericoronite in caso di disodontiasi Con la disodontiasi può verificarsi anche uno scarso riassorbimento dei tessuti molli. Ciò avviene quando il dente spunta regolarmente, ma i tessuti molli che lo circondano sono scarsamente assorbiti.  C’è quindi una morfologia anomala del solco della gengiva, che forma una sorta di tasca, in cui si possono depositare batteri o residui alimentari.  Ecco perché la disodontiasi è collegata all’infiammazione del “sacco pericoronale\”, ovvero l’insieme dei tessuti che circondano e sostengono l’elemento dentale. Casi di disodontiasi Esistono diversi tipi di disodontiasi, classificabili in basi ai seguenti parametri: Posizione. Si tratta del criterio principale. Riguarda la posizione che assume il dente all’interno dell’osso della mandibola o della mucosa del cavo orale. Può essere orizzontale, verticale oppure obliqua. Prende in considerazione anche l’inclinazione del dente. Entità dell’inclusione. Può essere parziale oppure totale. Se nel primo caso il dente riesce a fuoriuscire parzialmente dalla gengiva, nel secondo è totalmente incluso nell’osso mascellare o mandibolare.  Durata. Si distingue tra disodontiasi permanente e temporanea. Nel primo caso, il dente non termina il processo di eruzione, nel secondo invece emerge completamente ma impiegando più tempo del normale. Disodontiasi degli ottavi cosa significa  Solitamente si parla di disodontiasi degli ottavi inferiori o disodontiasi del terzo molare, perché colpisce più comunemente i denti del giudizio.  Ma può colpire anche i canini, i secondi molari superiori, o i denti da latte nei bambini. In questi casi è importante rivolgersi al proprio dentista, o dentista per bambini, per alleviare il disagio e le possibili complicazioni che la problematica comporta. Cause e fattori di rischio Le cause di disodontiasi sono molte, ma sono principalmente collegate all’orientamento sbagliato del dente o alla mancanza di spazio nell’arcata. Possono però riguardare anche Malocclusione dentale che si verifica spesso nei bambini Alterazioni nello sviluppo mandibolare e/o mascellare. Ad esempio un numero di denti superiore al normale, il palato stretto, persistenza o caduta precoce di denti da latte o altre malformazioni Cisti dentali Traumi Fattori indiretti come la malnutrizione o la disfunzione della tiroide Sintomi Oltre al forte dolore solitamente continuo durante lo sviluppo della mandibola e della mascella, la disodontiasi genera solitamente gonfiore della zona. In casi estremi può comportare il cosiddetto “trisma”, una vera e propria contrattura dei muscoli della mandibola, che rende difficoltoso e doloroso il movimento di apertura e chiusura della bocca.  La sintomatologia risulta comunque variabile. Altri sintomi che possono verificarsi in caso di disodontiasi sono: Febbre Difficoltà nella masticazione Problemi di deglutizione Infezione gengivale (gengivite, ad esempio)  Ascesso o fistole Carie Infiammazione dei linfonodi del collo La maggior parte di questi sintomi è in realtà collegata alla scarsa igiene orale che la disodontiasi comporta, a causa della difficoltà nel trattare correttamente il dente e la zona. Ciò può provocare complicazioni infettive anche gravi che possono propagarsi alle aree limitrofe o all’intero cavo orale.  Un’altra correlazione che si verifica spesso è quella tra disodontiasi e mal di testa. Come avviene la diagnosi  Disodontiasi cosa fare quando notiamo i sintomi? Il primo passaggio è sicuramente quello di rivolgerti ad un Dentista esperto. Quest’ultimo si occuperà di effettuare tutte le analisi per arrivare alla giusta diagnosi, che avviene solitamente tramite: Ispezione del cavo orale. Osservazione diretta. Immagine radiografica che identifichi la posizione del dente. Radiografia endorale, ortopantomografia, ortopanoramica (OPT) oppure un test più approfondito come il CBCT. Altri test approfonditi e specifici. Tramite quest’insieme di esami, il Medico Esperto può identificare la strada giusta e proporre il trattamento ideale, evitando il rischio di lesioni anche gravi, come quella al nervo alveolare inferiore.  Disodontiasi come si cura Le strade terapeutiche della disinclusione per risolvere la problematica, sono molte e diverse.  Ognuna di esse si adatta alla situazione specifica del paziente e deve essere stabilita insieme al proprio Dentista.  Egli infatti valuterà dei fattori come la gravità del problema, la causa, l’età o lo stato di salute generale del paziente. Le soluzioni possono essere di trattamento ortodontico, terapia antibiotica e antinfiammatoria per l\’avulsione del dente oppure operazione chirurgica. Intervento chirurgico  La strada principale è quella della chirurgia. All’intervento segue solitamente un trattamento ortodontico per il corretto posizionamento del dente.  In alcuni casi, il medico può scegliere di agire al contrario. Partendo da un trattamento ortodontico per poi arrivare all’operazione.  L’intervento chirurgico è la strada solitamente scelta per i denti del giudizio. Nella rimozione dei denti da latte, invece, è importante non agire troppo presto, per evitare di causare una mancanza di spazio per i denti permanenti.  Può riguardare l’estrazione del dente o l’asportazione dei tessuti che circondano e coprono il dente. L’intervento di estrazione avviene solitamente in anestesia locale e nella fase post-operatoria il paziente può sperimentare: Gonfiore Mal di testa Dolore  Sanguinamento Malessere Sono poi sconsigliate l’attività fisica, il fumo o l’assunzione di cibi o bevande irritanti nei giorni immediatamente successivi all’intervento. La prognosi e i tempi di guarigione sono strettamente collegati alla condizione di partenza e allo stato generale del paziente.  Controindicazioni dell’intervento chirurgico Gli effetti collaterali dell’intervento possono essere: Pericoronite Malattie parodontali Carie In generale l’intervento chirurgico è sconsigliato in caso di: Età avanzata Stato

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