152019Mag
Urologia domande e risposte

Urologia domande e risposte

Quali patologie tratta l’urologia?

L’urologia tratta tutte le malattie legate all’apparato urinario e le patologie legate all’apparato genitale maschile; fondamentalmente questo è il campo di azione dell’urologo, vicini ai ginecologi che si occupano dell’apparato genitale femminile mentre l’apparato urinario è prerogativa esclusivamente dell’urologo.

Quali sono le malattie e le Patologie più frequenti che l’urologo riscontra?

Quelli che si riscontrano con più frequenza sono tutti i disturbi del basso apparato urinario sia dell’uomo sia della donna: nell’uomo è l’ipertrofia prostatica e nella donna sono frequenti le cistiti o le incontinenze da stress o urinarie in generale.

Questi sono i due campi che differenziano l’uomo e la donna, poi la calcolosi urinaria naturalmente che anche nelle nostre zone, nelle nostre latitudini è abbastanza frequente e questa è anche una patologia di pertinenza dell’urologo.

Ma l’urologia può essere considerata più una branca medica o chirurgica?

L’urologia fra tutte le specialità mediche è quella, forse, più affascinante per certi versi, perché affianca a una grossa parte di medicina, quindi trattamenti medici ai trattamenti chirurgici, il più delle volte questi trattamenti vanno integrati; vale a dire che esistono delle patologie in urologia che non soltanto è necessario un trattamento chirurgico ma poi è anche necessario un supporto con i farmaci.

Un esempio può essere dato da quei casi di ipertrofia prostatica benigna che vengono operati perché il paziente è ostruito, che però ha anche una possibilità di avere una vescica iperattiva, che è una condizione patologica particolare e frequente se viene cercata e quindi si trova con facilità e se non è trattata adeguatamente con dei farmaci specifici, il paziente pur essendo stato operato, continua ad avere gli stessi sintomi che aveva prima.

Ma intanto quali sono le patologie più gravi che devono preoccupare maggiormente?

Ma veramente quelle che devono preoccupare sono tutte le patologie neoplastiche e tutte le patologie oncologiche, prima di tutto il cancro della prostata ma anche il cancro della vescica e del rene sono delle neoplasie che rispetto ad altre neoplasie sono hanno una frequenza non indifferente.

Il cancro della prostata è sicuramente oggi la neoplasia più frequente nel uomo perché sono aumentate molto le diagnosi e quindi ci si approccia al problema del cancro della prostata con un’attenzione particolare, grazie anche alla scoperta degli anni ‘80 del PSA.

Il PSA è una molecola prodotta naturalmente dalla prostata che non è un markers tumorale ma è un markers d’organo, che però ci ha permesso di scoprire più diagnosi sul cancro della prostata rispetto ad un’era precedente.

Quindi ci sono le novità continue nel settore?

Sicuramente l’urologia è anche affasciante perché ha visto nel corso degli ultimi decenni l’avverarsi di rivoluzioni copernicane e le faccio l’ esempio della litoressia extra corporea, un tempo i calcoli si operavano tutti per via aperta, per via cruenta, poi c’è stato l’avvento della litoressia extra corporea, il classico bombardamento .

Oltre alla litoressia extra corporea oggi abbiamo la possibilità con degli strumenti estremamente piccoli di poter accedere alle vie urinarie, di trattare direttamente i calcoli e di favorire con più facilità l’espulsione degli stessi o l’asportazione.

Altra novità e sicuramente il robot che è stato introdotto recentemente anche in urologia e anche in altre branche e per certi casi selezionati trova una corretta indicazione.

Quali sono i primi campanelli di allarme che dovrebbero far preoccupare?

Il primo campanello di allarme è quando ci si accorge di andare ad urinare un po’ più spesso, questo è il motivo per cui spesso il paziente va da un medico specialista urologo.

L’altro campanello – che non è spesso valutato bene dal paziente – è una riduzione della forza del getto urinario, perché avviene gradatamente ed il paziente magari non ci bada però spesso.

Ma c’è una fascia d’età più a rischio?

No, più si va avanti con l’età e più questi tipi di disturbi aumentano e non sono necessariamente collegati con l’ingrossamento della prostata. Superata una certa età si avrà la prostata con disturbi oppure no. La prostata ce l’abbiamo tutti, però i disturbi che ha un paziente possono essere diversi quelli che ha un altro: quindi quello che è importante ai fini di stabilire la corretta condotta terapeutica è vedere che tipo di sintomatologia ha il paziente, quanto è in grado di sopportarla, quanto è in grado di accettare determinate terapie mediche anche, perché spesso il paziente rifiuta di fare una terapia perché questa terapia potrebbe compromettere per esempio la funzione sessuale e quindi il paziente ancora non anziano, dice no un momento io voglio vedere se riesco.

Quindi si interviene dopo una analisi accurata, stabilendo se bisogna intervenire in maniera chirurgica?

Esatto non bisogna operare mai per operare, bisogna avere una corretta indicazione perché se l’indicazione è sbagliata, l’intervento anche se fatto in maniera corretta, è fallito perché non era  necessario, non era quello il caso in cui si doveva operare il paziente.

Una volta stabilito con esattezza che quel paziente ha una serie di sintomi tali che determinano dei disturbi da non poter essere curati dalla terapia medica allora entra in campo la terapia chirurgica.

La terapia comunque mini invasiva cioè il taglio ormai per l’ipertrofia prostatica benigna è un ricordo del passato.

Quindi quali sono i tempi di recupero per il paziente?

Ma oggi i tempi di recupero sono sicuramente molto più brevi di quanto non lo fossero in passato quando si facevano appunti interventi per via aperta, oggi si opera sempre e quasi sempre esclusivamente per via endoscopica, oggi si possono operare quei pazienti grazie al laser che fanno terapia con anticoagulanti, quei pazienti hanno necessità per problematiche cardiologiche di tenere il sangue un po’ più fluido, un tempo bisognava sospendere il trattamento e poi operare il paziente, questo per evitare i sanguinamenti eccessivi, oggi questo non è più necessario perché la chirurgia laser riesce a fare degli interventi praticante esangui senza necessità di sospendere terapie che sono anche terapie importanti come quelle cardiologiche.

Come sono messe le nostre strutture nel sud, per esempio in Sicilia, come sono messe per questi tipi di interventi sappiamo che abbiamo fatto passi in avanti negli ultimi decenni.

Si, anche la casa di cura la carmona che si sta dotando di un laser, siamo messi diciamo bene perché poi tutte le altre tecnologie sono presenti per cui si è in grado di poter dare delle risposte ai pazienti.

È importante naturalmente fare prevenzione, cosa può fare il soggetto per prevenire il problema alla prostata?

Io quando facevo lezione dicevo che l’unica maniera per prevenire l’ipertrofia prostatica, dovrebbe essere sottoporre il paziente ad una castrazione perché è il fattore ormonale che nel tempo gli equilibri ormonali si alterano e portano all’ipertrofia prostatica.

Quello che posso dire  sicuramente è che l’attività fisica aiuta, cioè la vita sedentaria favorisce l’ingrossamento della prostata è la dieta può avere un significato nel senso che non deve essere mirata e impedire l’ingrossamento della prostata ma deve essere una dieta tale che evita il sovrappeso, ecco ci sono questi accorgimenti per evitare o quanto meno ritardare il sorgere dell’ipertrofia prostatica, poi una volta che l’ipertrofia prostatica è presente e che da sintomi la prevenzione è quella che per evitare le complicanze importanti, quali sono per esempio la ritenzione acuta dell’urina, allora la prevenzione si fa attuando una terapia medica che allenata a di molto nel tempo se non addirittura elimina il pericolo di un intervento chirurgico.

C’è un legame con qualche fattore ereditario?

No per quanto riguarda l’ipertrofia prostatica è legata al sesso maschile e is famigliarità entra un gioco quando parliamo di carcirone della prostata e si è visto da alcuni studi che i pazienti che hanno dei parenti in linea diretta maschile ovviamente, per esempio il padre o lo zio o il nonno affetti dal carcirone della prostata, questi sono dei soggetti più a rischio a cui devono attuare la prevenzione che si fa facendo il dosaggio del PSA molto più precocemente rispetto a chi non aveva parenti che avevano avuto una patologia con il carcirone della prostata.

Quando c’è il carcirone della prostata si interviene chirurgicamente per rimuoverlo?

Con il carcirone della prostata si interviene chirurgicamente, si rimuove tutta la prostata in blocco, è un intervento ovviamene più complesso rispetto a quello che si fa per l’ipertrofia prostatica, la dove viene solamente asportato l’adenoma cioè quella parte che si è ingrossata e che causa l’ostruzione.

Il carcirone della prostata invece per essere radicale va tolta tutta la prostata completamente, è chiaro che è un intervento che ha anche delle possibili complicanze, più che complicanze degli effetti desiderati che sono il deficit erettile e l’incontenenza urinaria.

Oggi con tecniche particolari si può evitare si uno che l’altro però è bene che il paziente venga sempre informato dei rischi quali incontra facendo questo tipo di intervento.

Si possono fare dei controlli preventivi?

Sopra i 50 anni il dosaggio del PSA è uno dei controlli che va fatto.

Il PSA ci ha aiutato sicuramente a fare moltissime diagnosi rispetto al passato di tumore della prostata, è un esame che va interpretato in maniera corretta e va fatto in maniera corretta.

Come si esegue questo esame del PSA è un esame difficile?

No, è un esame routinario si fa un prelievo di sangue e viene dosato, ormai oggi in tutti i laboratori fanno il dosaggio del PSA, va però interpretato in maniera corretta perché sopendo può generare degli allarmi inutili.

Quindi che consiglio si sente di dare ai nostri telespettatori?

Il consiglio è di fare una vita sana fondamentalmente, superati i 50 anni di fare almeno una volta all’anno una visita specialistica urologica di prevenzione insieme con un dosaggio del PSA e – all’insorgenza dei primi sintomi urinari – non aspettare che la situazione si aggravi, ma ricorrere al proprio medico di famiglia o allo specialista per poter porre subito riparo.

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