Tricomoniasi Genitale

tricomoniasi genitale

Tabella dei Contenuti

Il batterio Trichomonas vaginalis è un protozoo flagellato ed è l’agente eziologico della Tricomoniasi genitale.

La vaginite causata dal trichomonas vaginalis è una delle infezioni sessualmente trasmesse più comuni.

L’OMS stima che la prevalenza nelle donne sia intorno al 7%. Spesso l’uomo è un portatore asintomatico e rappresenta il vettore principale dell’infezione. Di conseguenza è prevalente la trasmissione da uomo a donna. Nelle donne è più frequente la trasmissione in età fertile, tra i 20 e i 45 anni.

trasmissione sessuale

Tricomoniasi cause: fattori di rischio

I fattori di rischio per l’infezione da Trichomonas vaginalis sono:

Trichomonas incubazione: il tempo d’incubazione del protozoo può andare dai 4 giorni alle 3 settimane.

Tricomoniasi sintomi

Vediamo quali sono i segni e i sintomi di questa infezione in caso di Trichomoniasi sintomatica.

Solamente il 40% delle donne con segni e sintomi vaginali ha un’eziologia infettiva. E di questi il 90% è causata da miceti, come il Trichomonas vaginalis, e la vaginosi batterica.

Possiamo distinguere due forme di infezione. La forma acuta presenta leucorrea, perdite verdi-giallognole, dolore alla minzione, prurito e bruciore. Mentre per quanto riguarda la forma cronica o recidivante essa è una forma più subdola. Il sintomo principale è il prurito associato a dispareunia e pollachiuria.

tricomoniasi sintomi

Per quanto riguarda la donna possiamo avere cervicovaginiti con delle vulviti irritative e intertrigine.

Per quanto riguarda le trichomonas perdite sono giallastre e schiumose e sono molto aderenti alle pareti dei fornici vaginali.

Si ha una clinica caratteristica. Infatti all’esame speculare, con il reattivo di Lugol, possiamo riscontrare quella che viene definita cervice a fragola. Quindi con la comparsa di piccole chiazze eritematose sul collo dell’utero.

L’infezione, qualora venisse contratta in gravidanza, può causare parto pretermine e rottura prematura delle membrane amniocoriali.

Trichomonas sintomi uomo

L’infezione da trichomonas nell uomo determina uretrite catarrale mucopurulenta o esclusivamente purulenta.

La risalita del protozoo per via canalicolare ascendente può causare inoltre prostatite, epididimite, ridotta motilità e vitalità degli spermatozoi che possono essere causa poi di infertilità maschile.

tricomoniasi genitale motilita

Come viene fatta la diagnosi di Tricomoniasi genitale vaginale

Per diagnosticare la tricomoniasi si fa la ricerca microscopica a fresco per la ricerca del protozoo a livello delle secrezioni. Si va quindi a fare un esame colturale su degli specifici terreni di coltura che vanno incubati in anaerobiosi e in 48 ore si ottiene la crescita.

Le complicanze che possono insorgere dall’infezione da tricomoniasi sono la PID, infertilità tubarica, endometriti, amnestiti, piosalpingiti e infezioni post isterectomia.

Per quanto riguarda la gravidanza invece come abbiamo visto possiamo avere parto pretermine, rottura prematura delle membrane amniocoriali e prematurità.

Diagnosi differenziale con la vaginosi batterica

È importante porre diagnosi differenziale con la vaginosi batterica.

vaginosi batterica

Il test all’idrossido di potassio può essere utile per fare una differenziale tra la vaginosi batterica e le altre infezioni vaginali. Se quindi la vaginosi batterica presenta la caratteristica del dolore amminico al test, la tricomoniasi dà un odore meno marcato ma più evidente di altre infezioni vaginali.

Inoltre, in caso di infezione da trichomonas vaginalis non riscontriamo le clue cells, cosa invece che è presente in caso di vaginosi batterica.

Tricomoniasi cura

Come andiamo quindi a trattare questo tipo di infezione?

In caso di infezione da trichomonas è raccomandato trattare entrambi i partners e astenersi dai rapporti sessuali sino al completamento della terapia.

La cura trichomonas prevede in primis una terapia orale. Per cui al primo riscontro di infezione si somministra metronidazolo (2 grammi per os) in monodose oppure 500 milligrammi due volte al giorno per os per 7 giorni.

In gravidanza, tuttavia, è raccomandato eseguire la terapia in unica somministrazione. Quindi 2 grammi per os di metronidazolo.

Farmaco di seconda linea invece è il tinidazolo, sempre 2 grammi per os, in unica dose.

Per quanto riguarda invece la terapia topica abbiamo diversi tipi di ovuli. Metronidazolo per via vaginale o un gel allo 0,75%, un’applicazione al giorno per 5 giorni oppure ovuli da 500 milligrammi uno o due ovuli per 5 giorni.

Un’alternativa può essere la clindamicina, sempre per via vaginale, crema al 2% un‘applicazione al giorno per 7 giorni oppure ovuli 100 milligrammi 1 ovulo al giorno per 3 giorni.

Trichomonas cura della recidiva

Purtroppo circa il 30% delle donne affette da Tricomoniasi genitale che rispondono alla terapia presentano poi una recidiva della sintomatologia. Questo può essere dovuto a una re-infezione, all’incapacità di radicare l’agente eziologico con persistenza quindi dello stesso e all’inabilità di andare a ripristinare la flora vaginale fisiologica.

In questi casi, è consigliato iniziare una terapia prolungata con metronidazolo per os per 14 giorni con esecuzione di antibiogramma e andare a ripristinare la flora con dei lactobacilli per via vaginale.

In realtà è bene specificare che la persistenza della sintomatologia in caso di infezioni da trichomonas vaginalis è dovuta alla persistenza dell’infezione e non a recidive di essa.

Questo può essere dovuto alla resistenza del trichomonas vaginalis al metronidazolo.

In questo caso dunque cosa andiamo a fare? Si tenta di ripetere un ciclo terapeutico standard con metronidazolo. Qualora non dovesse rispondere anche al secondo trattamento, si andrà a fare una terapia empirica antibiotica con eritromicina o amoxicillina per andare a ridurre gli streptococchi beta emolitici che possono essere causa di riduzione dell’efficacia del trattamento. E in seguito a essa si ripete un ciclo di metronidazolo.

Raccomandazioni per la Tricomoniasi Genitale

Innanzitutto, in gravidanza, secondo le linee guida australiane, è raccomandato offrire lo screening per la tricomoniasi alle donne sintomatiche. Qualora fosse necessario far sottoporre la donna a questo tipo di screening è indicato eseguire il test PCR piuttosto che l’esame colturale in quanto il PCR è più sensibile del colturale e ha la stessa specificità ed  è significativamente più rapido nel fornire poi i risultati.

esame colturale

Nonostante poi la Tricomoniasi genitale possa essere individuata occasionalmente dal Pap Test, questo non è raccomandato come unico metodo diagnostico in quanto la sua sensibilità nell’individuare il protozoo è piuttosto bassa. Infatti è tra il 60 e il 70%. Inoltre,, richiede un tempo di processazione in laboratorio più lungo.

Può essere indicato anche educare la donna su come eseguire il self-sampling. Perciò fare il tampone in autonomia e consegnarlo poi in laboratorio, che provvederà poi a fare la PCR sul materiale.

Le linee guida australiane, poi, ci ricordano che per il trattamento si procede con terapia metronidazolo (o tinidazolo come seconda scelta). Per quanto riguarda le donne sintomatiche positive al trichomonas.

Tuttavia, il trattamento antibiotico non sembra essere associato a una riduzione dell’incidenza di parto pretermine e di basso peso alla nascita nelle donne asintomatiche. Le evidenze non sono forti ma potrebbe essere opportuno ripetere lo screening a tre mesi dal trattamento. Proprio perché come abbiamo detto ci sono molti casi di recidive.

Tricomoniasi genitale in gravidanza

Cosa importante è far presente alcune cose alla donna quando andiamo a fare un counseling sulla tricomonas vaginale in gravidanza.

Innanzitutto è fondamentale sottolineare che la tricomoniasi genitale è un’infezione sessualmente trasmissibile. Tuttavia la maggior parte delle donne infette non manifesta sintomi.

tricomoniasi genitale donne incinta

Si può associare a un aumentato rischio di parto pretermine, basso peso neonatale alla nascita, rottura prematura delle membrane e questo può causare delle infezioni neonatali.

La terapia antibiotica allevia i sintomi, riduce il rischio di trasmissione mamma-feto e diminuisce le infezioni appunto a essa correlate. Tuttavia non elimina il rischio di parto pre-termine.

È opportuno testare infine anche il partner qualora si riscontrasse l’infezione.

È raccomandabile astenersi dai rapporti finché questa condizione non si risolve e lo screening a questo punto andrebbe esteso anche alle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

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Ostetrica

Anna Losurdo è Ostetrica presso il Centro Medico Unisalus Milano

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Anna Losurdo è Ostetrica presso il Centro Medico Unisalus Milano

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