Nuovo Coronavirus: risvolti psicologici

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Stress da nuovo coronavirus risvolti psicologici: poter So-Stare nell’emergenza.

L’arrivo del Coronavirus in Italia, con il primo paziente di Codogno un mese fa, ha improvvisamente catapultato il nostro Paese in una condizione che definiamo di “emergenza”.

Con questo termine ci si riferisce comunemente ad un evento o una situazione eccezionale.

Che implica l’adozione di specifiche misure di gestione.

Con l’obiettivo di circoscrivere, ridurre e infine eliminare l’impatto e le conseguenze di tali eventi.

In senso generale, abbiamo sempre ritenuto che l’emergenza corrispondesse a qualcosa di ben identificabile, dai confini chiari, magari non troppo estesi.

E nella maggior parte dei casi, per quanto ci riguarda, relativamente distante da noi.

Altre Emergenze Umanitarie

Pensiamo ad esempio alle emergenze umanitarie che riguardano i bambini nel mondo.

Il Rapporto Umanitario dell’Unicef 2019 stima che 34 milioni di bambini hanno (avuto) necessità di protezione.

Perché da tempo vittime in contesti di guerra o di disastri naturali.

Il Rapporto annuale di CARE International, organizzazione umanitaria che dal 1945 si occupa di politiche di intervento sulla povertà, sostiene che oltre 51 milioni di persone nel 2019 hanno visto minacciata la propria sopravvivenza.

A causa di conflitti o conseguenze di cambiamenti climatici, passati per lo più sotto silenzio dai media internazionali.

Pandemia da Coronavirus Covid19

Ciò che sta succedendo, al contrario, da un mese a questa parte a causa della pandemia di Coronavirus è la progressiva crescita di consapevolezza.

Consapevolezza che questa particolare emergenza sfugge ai nostri consueti modi di intendere la questione.

E ci ha fatto improvvisamente e violentemente entrare in contatto con quelli che ci appaiono nuovi pensieri e nuovi comportamenti, nuovi aspetti del concetto stesso di emergenza.

L’emergere ha a che fare in prima istanza con l’affiorare, il venire alla luce, il manifestarsi di qualcosa che fino a poco prima è rimasto nascosto o ignorato.

Credo sia esattamente questo il senso di ciò che concretamente sta avvenendo.

Ossia il rendersi conto, quotidianamente e bruscamente, che questa emergenza è sempre più concreta, palpabile ed è sempre più vicina, potendoci riguardare addirittura personalmente.

Stress ed emergenza

L’accesso a questa dimensione di pensiero rappresenta potenzialmente un elemento di enorme stress psicofisico.

Innanzitutto per coloro che in prima linea si sono trovati da subito a fronteggiare concretamente la gestione di questa gravissima situazione per motivi professionali.

Medici e infermieri, soprattutto quelli più giovani, si sono trovati catapultati in una realtà veramente difficiel. Che fino poco tempo fa nemmeno potevano immaginare.

Lo stress riguarda però tutti noi, che stiamo assistendo ad un completo stravolgimento delle nostre vite.

Nelle abitudini, nelle libertà, nei comportamenti, ma soprattutto nelle relazioni.

Si tratta di un completo rovesciamento di prospettiva, che disorienta e che può generare reazioni e vissuti emotivi negativi, verso sé stessi e verso gli altri.

Siamo chiamati a ridefinire la nostra quotidianità in un contesto fortemente modificato e imposto.

Che quindi non dipende più, se non in minima parte, dal nostro controllo.

Mancanza di controllo

È proprio la sensazione di impotenza che porta con sé una serie di conseguenze faticose.

Se non si è in grado di tentare una trasformazione personale importante.

E se non ci si permette di stare in contatto con gli eventi in un modo nuovo, diverso, provando a coglierli per quello che sono.

A iniziare dalle nostre emozioni:

  • la paura
  • l’inquietudine
  • l’incertezza del presente e del futuro
  • il senso di vuoto
  • la preoccupazione per i nostri cari

Emozioni che nella quotidianità “normale” tendiamo spesso a rifuggire, a negare, disconoscendole, sentendole come pericolose.

Poter accogliere questa nostra parte fragile, per certi versi poco riconosciuta, ci consente però di fermarci, di so-stare.

Come ha recentemente scritto anche lo psicologo e terapeuta Alberto Pellai, pienamente con noi stessi, tornando a far emergere i nostri punti di riferimento.

Provando ad affrontare con maggiore radicamento interiore ciò che accade.

Potersi fermare apre a nuovi ascolti, a nuove consapevolezze, a riscoprire come nuovo e meraviglioso tutto ciò che davamo per scontato.

Dott.ssa Alice Curzi

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