L’Ipertrofia Prostatica

Icona
Indice dei contenuti
Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email

Tra le patologie che riguardano la prostata, una delle più diffuse, soprattutto nella fase successiva ai 50 anni, è l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), chiamata anche solo ipertrofia prostatica o iperplasia.

L’ipb è data dall’ingrossamento della prostata dovuto all’avanzare dell’età.

La prostata è una ghiandola situata, al di sotto della vescica, nell’apparato genitale maschile, di conseguenza questa patologia riguarda solo il genere maschile.

L’ipertrofia  è caratterizzata da un ingrossamento nel volume della ghiandola, o di una porzione di essa, intorno alla zona dell’uretra prostatica.

Cause dell’IPB

La causa principale dell’ipertrofia benigna risulta essere l’avanzare dell’età, in quanto l’invecchiamento e i fattori ormonali sono i responsabili della cosiddetta “prostata ingrossata”. Inoltre, studi scientifici hanno rilevato l’esistenza di una predisposizione genetica e familiare all’ipb.

È stato infine dimostrato che l’ipertrofia si sviluppa in modo soggettivo per quando riguarda forma, volume ed evoluzione nei diversi pazienti colpiti.

I sintomi dell’ipertrofia prostatica

Il principale sintomo dell’ipb risulta essere la diminuzione del getto urinario o disuria, ossia difficoltà ad urinare. Tuttavia possono sussistere vari sintomi correlati come:

  • Bisogno di urinare più spesso
  • Nicturia, ossia il bisogno di urinare la notte che comporta risvegli frequenti
  • Urgente bisogno di urinare, spesso correlato alla perdita involontaria di qualche goccia
  • Sensazione di non aver completamente svuotato la vescica
  • Difficoltà ad iniziare la minzione, sebbene sia presente un forte stimolo
  • Minzione (orinazione) intermittente
  • Incontinenza urinaria

Diagnosi dell’IPB

In casi di sospetto di ipb è bene rivolgersi ad un Medico Urologo.

Il primo esame che viene effettuato per diagnosticare l’ipertrofia prostatica risulta essere l’esplorazione rettale.

L’esplorazione rettale della prostata consiste nella palpazione della zona rettale e l’inserimento del dito indice, coperto da un guanto, nell’ano del paziente.

L’Urologo prescriverà ulteriori analisi al fine di escludere altre patologie con sintomi simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna, come ad esempio il carcinoma prostatico.

Ulteriori esami che possono essere svolti sono ad esempio il PSA, ossia gli esami del sangue per identificare le concentrazioni dell’antigene nella prostata, gli esami delle urine, al fine di controllare se vi è un’infezione in corso o l’ecografia all’addome, per escludere ulteriori complicanze, come, ad esempio, eventuali calcoli.

Cibi da evitare per l’ipertrofia prostatica

Vi sono diversi accorgimenti che possono essere adottati dopo la diagnosi dell’ipb.

Uno di essi risulta essere la dieta: i cibi da evitare in caso di ipertrofia prostatica sono in particolare le proteine di origine animale.

La dieta risulta ovviamente essere di carattere preventivo e riguarda l’abolizione di alcolici, una moderazione nell’assunzione di proteine e una riduzione del peso corporeo qualora ci si trovasse in situazioni di sovrappeso.

Cure all’IPB

Le cure più comuni riguardano il ricorso ai farmaci, trattamenti endoscopici  o chirurgici.

Inizialmente la patologia viene trattata con l’assunzione di farmaci come i bloccanti alfa-adrenergici, che inducono il rilassamento di alcuni muscoli della prostata e della vescica. Altri farmaci invece hanno lo scopo di bloccare o ridurre la crescita della ghiandola prostatica, come ad esempio la finasteride.

Nel caso in cui i farmaci si rivelassero inefficaci si opterà per un intervento chirurgico, il quale consente la massima riduzione dei sintomi. Tuttavia l’intervento chirurgico può comportare delle complicanze come ad esempio l’incontinenza urinaria, l’eiaculazione retrograda o la disfunzione erettile. I trattamenti endoscopici invece prevedono l’utilizzo del laser al fine di rendere questa procedura più semplice e sicura.

Da poco tempo è disponibile in Italia un nuovo trattamento mini invasivo per la cura dell’ipertrofia attraverso l’utilizzo del vapore acqueo.

Terapia con Vapore Acqueo (Sistema Rezum)

È possibile quindi intervenire sull’ipb attraverso un trattamento mini invasivo, eseguito in regime ambulatoriale.

La tecnica consiste in una manovra molto semplice: attraverso l’introduzione di una sonda transrettale viene raggiunta la prostata nella quale viene introdotto, per mezzo di un sottile ago, del vapore acqueo. L’energia termica produce una riduzione drastica del volume della prostata, visibile nell’arco di qualche settimana; infatti sono necessarie circa 2-3 settimane per vedere i primi miglioramenti, mentre per vedere l’efficacia completa del trattamento possono volerci due o tre mesi.

I vantaggi sono molto rilevanti in quanto la terapia con vapore acqueo risulta essere semplice e veloce; inoltre consente la preservazione della funzionalità erettile ed eiaculatoria.

Dettaglio Autore
Medico Urologo ed Andrologo

Il Dottor Andrea Militello è Medico Andrologo e Urologo a Milano. Effettua visite specialistiche presso il Centro Medico Unisalus. È iscritta all’albo dei Medici di Roma al numero 43740.

×
Medico Urologo ed Andrologo

Il Dottor Andrea Militello è Medico Andrologo e Urologo a Milano. Effettua visite specialistiche presso il Centro Medico Unisalus. È iscritta all’albo dei Medici di Roma al numero 43740.

Questa lettura è stata utile? Condividila!
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Iscriviti alla Newsletter

Tieniti informato su prevenzione, analisi e cura. Ricevi tutti gli aggiornamenti di Centro Medico Unisalus via mail.

Torna su