232018Ott
I bambini e le emozioni

I bambini e le emozioni

I bambini e le emozioni

Per un uomo non parlare è morire (Neruda, 1975)

Affrontare da soli le proprie emozioni è sicuramente molto stressante e faticoso.

Le emozioni non condivise rendono infatti chi le prova molto solo e spaventato.

Reprimere i sentimenti che fanno male non significa sicuramente farli sparire. Non raccontare ciò che si prova causa una crescita e spesso un’esplosione dei propri sentimenti dolorosi che possono a questo punto ricomparire sotto forma di sintomi fisici e/o psicologici provocando profondo dolore a se stessi e spesso anche agli altri.

Ciò è ancor più valido quando si tratta di bambini dal momento che non possiedono le risorse necessarie a gestire da soli le loro emozioni.

Prestare attenzione alle emozioni dei bambini, sostenerli nel loro racconto attraverso un atteggiamento di assoluta disponibilità ed empatia consente loro di sentirsi rassicurati e protetti nel parlare di ciò che avvertono come spaventoso, in maniera perlopiù inconscia.

La consapevolezza emotiva dell’adulto (genitore, insegnante, educatore) riveste pertanto un ruolo centrale nel trasmettere al bambino la possibilità di imparare nel tempo a conoscere, controllare e regolare le proprie emozioni, riconoscere quelle degli altri (empatia) per sperimentare un senso personale di adeguatezza nelle relazioni e buona autostima.

Il problema si pone quando l’adulto non è emotivamente disponibile ad accogliere i sentimenti del bambino, nonostante possa essere un’ottima guida in molti altri ambiti. Può ad esempio essere molto presente nel giocare, nel divertimento, nelle cure fisiche, nel proporre attività interessanti ma non altrettanto bravo nell’avvicinare il bambino al mondo delle emozioni.

Genitori che provano difficoltà nell’ascoltare in maniera attiva i bisogni dei propri figli, sostituendo e confondendo, seppur inconsapevolmente, le emozioni e i sentimenti dei più piccoli con le proprie paure e i propri divieti rischiano di restare ciechi emotivamente alle reali esigenze dell’altro. È così che il bambino può consolidare l’abitudine a vivere privatamente le proprie emozioni piuttosto che condividerle con tutte le conseguenze di quello che si può definire un vero e proprio “ingorgo di emozioni non risolte”.

I sentimenti, come diceva Freud, “proliferano nel buio” ed è questo che accade quando i bambini si trovano ad affrontare sentimenti ed emozioni da soli poiché non trovano adulti capaci di empatia.

Compito fondamentale per un adulto è dunque quello di contribuire a fortificare l’intelligenza emotiva dei bambini ovvero la capacità di comprendere i propri e altrui sentimenti ed emozioni e l’abilità di usare le proprie conoscenze per guidare le proprie azioni e i propri pensieri.

Solo un bambino che avrà ricevuto dagli adulti per lui importanti supporto, tempo di qualità, ascolto e comprensione in modo costante, comincerà a considerare le sue emozioni come utili indicazioni per decidere come agire, per comprendere i propri bisogni e desideri e non più come una minaccia.

È fondamentale allenarsi per ben riuscire in tale compito: imparare a riconoscere le proprie risorse ma anche i propri limiti e lavorare su se stessi per trasformare le proprie difficoltà in importanti occasioni di crescita.

Presso il Centro Medico Unisalus un’esperta è a tua disposizione per approfondire l’argomento attraverso incontri individuali o di gruppo.

Contattaci al nr. 02.48013784

Condividi: