242018Nov
Allergie e intolleranze alimentari

Allergie e intolleranze alimentari

ALLERGIE ED INTOLLERANZE ALIMENTARI
Occorre preliminarmente fare una distinzione tra le reazioni avverse dovuti a problemi di tossicità
alimentare e quelle che non sono dovute alle tossicità alimentari.
Chiunque ingerisca dei cibi che contengono dei contaminanti batterici (es. stafilococco), può avere
delle manifestazioni dovute a questo eccesso di tossina, che portano a diarrea, febbre, ecc.
Ci sono delle reazioni avverse NON tossiche che possono essere dovute ad intolleranze oppure ad
allergie:
– intolleranze sono quelle che non sono mediate da fenomeni immunologici,
– allergie, sono quelli dovuti a problemi allergici sono mediati dalle IgE, ossia da cause
immunologiche (reagine allergiche che quando incontrano l’allergene danno origine alla
manifestazione).

Cosa succede quando si ingerisce un alimento a cui si è allergici?
La manifestazione più comune è quella cutanea, che può essere acuta, come l’orticaria, oppure
semplicemente oral-allergica, ossia la persona che ha ingerito l’alimento inizia ad avere un senso
di pizzicore in bocca, bruciore, si gonfiano le labbra, senso di soffocamento. Poi c’è anche
l’apparato gastroenterico nel 40%-50% dei casi si manifestano diarrea ed asma bronchiale
allergica, rinite e congiuntivite, fino al 10% dei casi in cui si manifestano le artriti.

Gli alimenti che scatenano più comunemente le allergie?
Gli alimenti incriminati sono il latte, le uova, il pesce, i legumi, le nocciole (arachidi).
Si va da un minimo di 1-2% negli adulti ad un massimo del 6% dell’intera popolazione ha
intolleranze alimentari.

Nei bambini si va da un 5% ad un 15% nei primi 2/3 anni di vita, ma non vuol dire che un bambino
allergico al latte lo rimanga per tutta la vita. Il 90% dei bambini che hanno allergie alimentari che le
manifestano nei primi 2 anni di vita regrediscono spontaneamente senza cura quando hanno 6/7
anni di vita.
Fino a che età bisogna aspettare per fare dei test con conseguenti attività di desensibilizzazione?
La visita ed i test dopo i 2 anni di vita vanno fatti, ma la maggioranza dei casi si superano dopo i
2/3 anni di vita.

L’accorgimento è legato alla cottura dell’alimento: con la cottura l’alimento viene denaturato e si
reduce dell’80% il fenomeno della allergia alimentare.
Nei casi più gravi, c’è la manifestazione cutanea grave che è la dermatite atopica, che si manifesta
con queste lesioni crostose, soprattutto alle pieghe dei gomiti e dietro alle ginocchia, ma anche al
tronco, alla faccia, alle labbra, ecc.

Va fatta la ricerca nel sangue degli anticorpi specifici, il metodo RAST nei confronti dei vari
allergeni incriminati, sospetti sulla base clinica: in questo caso, se il test è negativo, è esclusa
l’allergia alimentare; in caso di esito positivo, nella scala da 1 a 5, si ritiene che da 2 in su il test è
confermata la allergia ed il relativo grado.

Se è negativo, si possono fare anche i prick test (test cutaneo), perché ci sono alcuni casi di
negatività sierologica ma il test si può fare prendendo anche lo stesso alimento prendendo una
lancetta si applica sul braccio del paziente e si vede la reazione in breve tempo.

I Rast test hanno attendibilità del 98%, mentre il prick test è affidabile intorno all’80%.
Ci sono anche test che non hanno una documentazione scientifica, mentre alcuni sono una via di
mezzo: per esempio, il test della citotossicità è ragionevole farlo quando il rast è negativo.
La maggioranza degli altri casi è aspecifico e quindi non scientificamente validati.
Bisogna anche diffidare quando da un test non validato derivano delle intolleranze a 30/40
alimenti diversi: sarebbe un caso davvero rarissimo.

Ci sono test per intolleranze alimentari?
Bisogna distinguere tra i vari meccanismi delle intolleranze, in particolare in relazione ad un
eccesso della sostanza che viene contenuta nella sostanza.

Ci sono dei test per intolleranze che possono essere fatti in vitro: tartrazina, betabisolfiti, sodio
bicarbonato, il deficit della lattasi, alla vitamina D, vitamina A, al nichel, al ferro, allo zinco.
In generale, quando manca un vera e propria indicazione, si possono dare indicazioni ai pazienti ad
evitare bevande colorate, che contengono coloranti.

Si consiglia spesso anche ad evitare cibi troppo ricchi di istamina, che sono legumi, cacao,
cioccolato: non è una vera propria intolleranza ma facilita la reazione avversa.
Molte persone hanno paura dei cibi surgelati: in realtà è un cibo che addirittura protegge dagli
eventuali fatti allergici.
La terapia di una allergia e di un

a intolleranza alimentari?
La prima soluzione è l’eliminazione del cibo, ma non è detto per tutta la vita: dopo un periodo
idoneo si può provare a reintrodurre l’alimento.
La seconda soluzione è quella del cosiddetto del “mitridatismo”, una terapia consistente nella
introduzione dell’alimento incriminato a piccole dosi: ad esempio, il latte, cominciando da una
goccia al giorno, fino ad arrivare a 20 gocce al giorno.

La terza soluzione consiste nei vaccini, ma quelli per via orale ci sono dei risultati interessanti ma
non in tutti i casi; sono sconsigliati i vaccini sotto cute.
Infine c’è la terapia dell’evento scatenante, in relazione agli antistaminici, ai cortisonici, agli
steroidi per pomate.
C’è una familiarità?

I dati statistici nelle allergie respiratorie (es. asma, rinite, ecc.) dicono che da due genitori allergici,
ci sono il 70% di probabilità di avere un figlio/a allergico; scende a 35% se è allergico solo un
genitore; se non si ha nessun genitore allergico siamo intorno al 10%.
Si eredita la predisposizione, ma non necessariamente alla stessa allergia.

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